Caterina e la formica totem

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Ho incontrato per la prima volta Caterina alla luce delle candele di un tipico locale londinese dall’atmosfera old fashion. Sembrava uscita da un libro di fairy tales con i suoi lunghi capelli raccolti come un’elfa, un abito vintage ed uno sguardo intenso: un’autentica bellezza magnetica. Sicura di sé, ha tirato fuori una sorta di tarocchi di animali-totem, come le avevamo domandato io e la mia amica Marta, e ha animato la serata con il suo libro basato sulla saggezza nativo-americana. Mi è rimasta la curiosità di conoscere la sua storia e quelle strane carte di cui ho ammirato la bellezza e l’origine. Sono passati diversi mesi da quando abbiamo potuto incontrarci nuovamente: una lunga chiacchierata in cui Caterina mi ha raccontato di sé e del suo incontro con le ‘carte’.

Chi non conosce Portobello road ed il suo market, a Londra, la sua atmosfera, le sue sorprese, le sue curiosità?

Caterina vive a Londra da diversi anni dove si è trasferita per studiare psicologia e attualmente sta finendo la specializzazione in psicoanalisi Freudiana. Da quattro anni lavora anche a Portobello, nel negozio di Jessica e Vicky, due sorelle inglesi cresciute però su una riserva nativo-americana, le quali infatti vendono prodotti di artigianato creati da varie comunità native tra cui Navaho, Zuni e Hopi. Sono loro che le hanno insegnato a usare le carte degli animali-totem. Le 52 carte illustrate, che terminano con la pantera nera, sono accompagnate da un libro-guida che spiega il significato di ciascuna di essa e come può essere interpretata. Caterina precisa che non ci sono carte totalmente negative, a parte il ‘coyote’ soprattutto se appare rovesciato; ci sono inoltre quattro carte vuote che significano le infinite possibilità: –Tiro spesso le carte, anche per semplice divertimento ma poi mi succede che in certi periodi mi escano sempre le stesse come quando mi capitava continuamente la ‘formica’.

La prima carta che si sceglie rappresenta il proprio animale totemico come per la cultura Hopi che ha l’orso come simbolo di protezione e spirito guida. Spiega Caterina che trova sempre più corrispondenza tra gli interrogativi che si pone e i significati attribuibili alla rappresentazione di caratteristiche, aspirazioni, limiti, possibilità degli animali rappresentati dalle carte. Quando mi capitava sempre la carta della formica, vivevo un periodo in cui avevo sempre urgenza di cogliere le opportunità, di non ‘perdere tempo’. Io sono sempre stata frettolosa, ho intrapreso molti cammini senza fermarmi per molto tempo, forse per le pressioni intorno a me o forse per un tratto generazionale. Se torno indietro ai miei 20 anni, penso che avrei dovuto ponderare meglio, avere pazienza, procedere con calma, senza correre. La formica è un animale laborioso e attivo, accumula piano piano con determinazione e costanza. Ecco che per me quella carta ha assunto il ruolo di faro, di tendenza a cui dovevo puntare per trovare il mio equilibrio. Le carte raccontano una storia, sono uno strumento, una chiave possibile per interpretare i comportamenti ed i modi di essere e percepire; in questo senso possono influenzare.

Chiedo a Caterina quanto si leghi questo ‘divertimento’ allo studio della psicoanalisi a cui si dedica da anni. Raccontando il suo percorso dall’apparenza frammentario, emerge, a ben guardare, la coerenza e la curiosità di una giovane donna che cerca di andare oltre le frontiere del codificato e della rigidità accademica e di avere una visione olistica del benessere della persona nell’ambiente: –Per la specialistica in Psicologia mi sono laureata con una tesi su ‘human behavior and climate change’ , che parlava della possibilità di poter vivere in maniera più auto-sostenibile e in armonia con la Natura. Mi sono sempre sentita correlata profondamente all’ambiente, all’energia che si ottiene quando si è in connessione con la terra. Ricordo la sensazione di benessere da bambina quando correvo a piedi nudi in campagna durante i miei soggiorni dalla zia ed anche durante i miei viaggi ho spesso ricercato questa dimensione.

Quando viaggia – spesso da sola – Caterina racconta di essere attratta da luoghi in cui scoprire modi diversi di comunicare ed approcciarsi alla vita e alla natura, attraverso diverse visioni e culture: Giappone, Messico, Brasile: –In uno dei miei viaggi meno esotici ma molto importanti alla scoperta dell’Italia, ho conosciuto il mio compagno, Francesco, a Roma. Abbiamo iniziato a viaggiare insieme ma conservo sempre la mia abitudine di partire anche da sola. Ho soggiornato tre volte in Messico, un paese-chiave per me per conoscere una cultura diversa attraverso incontri significativi.

Caterina è originaria di Modena dove è cresciuta ed ha studiato al liceo classico per amore delle materie umanistiche: inglese, storia dell’arte e filosofia. Ha sempre avuto la passione di scrivere e la scrittura l’accompagna costantemente nella vita. Dopo il diploma si è iscritta a Diritto internazionale, a Trento, sulla scia delle scelte di molti dei suoi compagni che intraprendevano studi di Giurisprudenza. Aveva però già forte l’interesse per l’aspetto internazionale che ha avuto la meglio sugli studi.

Dopo qualche esame Trento le sta stretta e decide di partire: un soggiorno in Russia di un mese, poi a Copenaghen poi si trasferisce a Miami per sei mesi con la sua amica Clelia. Prepara l’esame TOEFL e ottiene la certificazione. Si sente però persa in un mondo soleggiato dove la vita è soprattutto spiaggia, feste e poca cultura: -A parte l’Art Basel Festival non c’è stato niente altro in quei sei mesi che mi abbia veramente appassionata; inoltre ero triste perché mi rendevo conto che non stavo concludendo niente in prospettiva mentre vedevo gli amici che avevano già intrapreso una strada (anche se poi a lungo termine non si è rilevata sempre la buona scelta). Subivo inoltre la pressione sociale e quella dei miei genitori così decido di tornare in Italia e inizio a studiare, durante l’estate, per il test di medicina. Avevo affittato una camera con i letti a castello a Bologna con la mia amica Chiara e ho passato il periodo estivo a studiare convinta da mio padre, il quale è medico e mi spingeva in quella direzione: non considerava seriamente i miei interessi sulla psicoanalisi e la psicologia. In quel periodo però ho infine capito che non avrei voluto studiare medicina così non dissi che avevo passato il test affermando la mia nuova scelta: avevo trovato una laurea triennale a Londra di nutrizione scientifica e decisi di intraprendere quella strada.

A quel punto si apre un nuovo capitolo nella vita di Caterina che si sistema a casa di Diletta, una ragazza con cui giocava quando era bambina e che rivede in quell’occasione per riscoprire una grande amicizia con lei e con la sua coinquilina francese, Valentine: –Dopo aver convissuto brevemente con loro ho trovato il mio primo posto a Maida Vale in coabitazione con Steve, un ragazzo francese di origini asiatiche (che è diventato poi un grande amico) ed altri giovani lavoratori mentre io ero la sola studentessa. Mi rendo conto che il corso di studi non era quello che pensavo ed al mio ritorno a casa a Natale ero in crisi ma mio padre mi spinse a continuare almeno per la triennale. Così al ritorno decido di darmi un metodo: traducevo in italiano anatomia, metabolismo e gli altri corsi per studiare meglio; era difficile ma mi applicavo moltissimo.

Cercando sempre comunque di ritagliarsi uno spazio positivo per sé, durante le vacanze inizia a viaggiare affittando la sua stanza per pagarsi gli spostamenti. Quando scoppia l’epidemia di Covid riesce a tornare in Italia e va nella casa di famiglia nella campagna emiliana con il fratello dove ‘si ferma’ per la prima volta senza sensi di colpa, e coglie l’opportunità per scrivere la tesi sulla correlazione fra depressione e carenza di vitamina D, ma soprattutto di fare il punto sul suo percorso di vita e di studio: –Mi sono fermata a pensare e ho capito che a me interessava la psicologia. Dopo aver studiato un po’ come funziona il corpo, ho capito che il mio vero interesse era quello di capire come funzionava la mente. Dopo aver consegnato la tesi, ho viaggiato in Italia da sola e a Roma ho incontrato Francesco, la mia prima storia d’amore da adulta. Dopo un periodo in cui lui viveva a Roma ed io a Londra, lui ha deciso di trasferirsi qui con me nel settembre del 2022: sono molto orgogliosa dell’evoluzione della nostra relazionale e della mia vita.

La scrittura, soprattutto nel tempo sospeso della pandemia, ha giocato un ruolo fondamentale per Caterina che ha usato la narrazione diaristica come una sorta di spazio terapeutico che la aiuta a dipanare i pensieri e a intrattenere un dialogo con un interlocutore che è un sé oggettivato con la parola scritta: –Ho iniziato da piccola a tenere diari e ho sempre coltivato questo interesse così come la voglia di viaggiare. All’inizio il viaggio forse era per me la smania di allontanarmi dalla mia famiglia, forse anche ispirata da mia cugina Ludovica che ha una ventina d’anni più di me e per me è sempre stata un mito. E’ psicoterapeuta, una donna indipendente che ha sempre viaggiato. Quando ero bambina ero affascinata dalla sua mappa del mondo dove poneva bandierine sui paesi che visitava.

Con la sua voce calda e profonda Caterina continua a raccontare di sé e dei suoi viaggi ma è tempo per lei di correre in una delle molteplici e variegate attività che svolge. Mi parla ancora del suo interesse artistico cominciato quasi per caso per essere diventata amica con un ceramista del laboratorio d’arte della biblioteca della sua università: un anziano artigiano che gli permetteva di usare il suo spazio in cambio di un caffè e due chiacchiere. Ora Caterina ha istallato un laboratorio d’arte in casa con una sua amica artista interdisciplinare. Con un’altra amica poi ha uno shop on line di abbigliamento vintage trovato nei vari mercatini dove le piace girare alla ricerca di occasioni interessanti. Queste sono alcune delle molteplici facce di Caterina, giovane donna che, come una formica paziente e laboriosa, coltiva i suoi talenti nelle varie forme possibili che la vita e il mondo le offrono perché ha magnifici occhi e invisibili antenne per scoprirli.

P.

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