Guardare lo stesso cielo con occhi diversi

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La passione per l’astronomia di Nicoletta risale alle ‘veglie delle stelle’ durante i campi estivi scout quando, ragazzina, passava le serate intorno al fuoco a cantare e contemplare il cielo. Era uno sguardo ammirato, senza porsi interrogativi scientifici per i quali, in quel contesto, non ci sarebbero state risposte.

Durante uno di quei campi estivi accadde qualcosa di straordinario: era la notte tra il 20 ed il 21 luglio del 1969 quando Armstrong mise il primo piede umano sulla Luna. Nicoletta assistette all’allunaggio dalla postazione TV del parroco del paese dove, si diceva, era originaria la balia di Collins, l’astronauta nato a Roma e rimasto in orbita nell’Apollo 11 mentre i suoi compagni passeggiavano nel cratere della Tranquillità.

Colpite dall’avvenimento, Nicoletta e due sue amichette, decisero di inviare un messaggio agli astronauti indicando sulla busta come indirizzo semplicemente: “Astronauti, NASA, USA”. Quasi tre mesi dopo, la risposta arrivò con tanto di logo dell’Apollo 11, l’Aquila, con i ringraziamenti e le firme degli astronauti. Felici, le ragazzine non si resero conto del contenuto generico del messaggio che conteneva la gratitudine espressa per chi aveva sostenuto la missione e la speranza di una nuova era: “Crediamo che, come l’esplorazione del nostro universo si espande, così anche i benefici di tutta l’umanità. Speriamo che il popolo della Terra stia ora entrando in una nuova era di pace e comprensione comune…”.

In seguito l’interesse per il cielo, condiviso con suo fratello Paco, è cresciuto, nutrito dal regalo dei genitori: un telescopio di uso familiare per osservare meglio i corpi celesti. Si è aperto un mondo ai nostri occhi, già abituati a osservare il cielo. Quando oggi aiuto le persone a osservare ad occhio nudo e poi con semplici telescopi il cielo e si scruta Saturno, la gente dice: “E’ proprio come nei libri”. Io replico: “Sono i libri che lo mostrano proprio come si vede!” 

Quello sguardo incantato rivolto al cielo si è trasformato nell’approccio sapiente di chi ha deciso di dedicarsi alla divulgazione e all’insegnamento. Dall’esperienza di studentessa troppo spesso delusa, Nicoletta ha sviluppato il desidero di rendere l’astronomia alla portata del grande pubblico, comprensibile ai chi la vuole capire, studiare, spiegare: Già dalla scuola media e poi al liceo non ci veniva spiegato il senso del calcolo algebrico, l’analisi, le definizioni e i teoremi da ripetere, tutto privo di collegamento, di concatenazioni. Anche il corso di Matematica all’Università era deludente, teorico, esami su esami senza capirne il senso…Durante l’ultimo anno, grazie a un tirocinio in classe per l’esame di Didattica del prof. Lucio Lombardo Radice, mi sono riappassionata e ho capito il senso di tanto lavoro. Ho rivisto la matematica come un altro linguaggio capace di rivelare il mondo con occhi diversi.

Grazie a una borsa del CNR, Nicoletta inizia la sua ricerca in didattica delle scienze nelle classi di Emma Castelnuovo, dove si concretizzavano esperienze avanzate: un connubio tra geometria e astronomia attraverso l’uso degli oggetti e l’unione di riflessione teorica e pratica didattica. Grazie a Emma entra in relazione con gli studiosi francesi che hanno influenzato il suo rapporto con la città visto con occhi geometrici e astronomici: uno sguardo che andava oltre l’architettura ma includeva già la natura, la ‘biologia urbana’. Consegue il primo dottorato europeo di didattica dell’astronomia, diventa direttrice della società astronomica italiana, collabora con enciclopedie, con l’MCE e con la casa laboratorio di Cenci insieme a persone con diverse formazioni per lavorare ‘con le mani in pasta’, nella natura, trattando di vari aspetti, da quelli storici a quelli osservativi.

Sedute in un bar cittadino a parlare della sua storia, vediamo calare la luce del sole e il buio guadagnare la sera. Un falso buio, ci tiene a precisare Nicoletta che parla dell’inquinamento luminoso delle nostre città e della difficoltà di guardare il cielo: meglio rinunciare al lampione davanti a casa che alla notte stellata- afferma aggiungendo che fa male non avere l’oscurità. – Facciamo parte della natura e del suo ciclo notte/giorno. I carcerati o le persone sottoposte continuamente alla luce soffrono spesso di un malessere psicofisico dovuto all’assenza dell’alternanza naturale di luce/buio.

Ma di cosa è fatto questo sguardo che, dal primo uomo sulla Terra, si è rivolto naturalmente verso l’altro, a scrutare ciò che di più imperscrutabile poteva esserci, per distanza, sostanza e natura?

E’ un interrogativo a cui Nicoletta si dedica da molto studiando l’osservazione arcaica propria a tutti gli umani sulla terra in tutti i tempi e latitudini, ripercorrendo la storia dell’astronomia e di come l’attività più comune, diffusa, naturale che legava attività economiche, di navigazione e persino previsioni e preveggenze si sia scardinata dalla massa della gente per diventare esclusivo dominio di pochi. E anche tra gli esperti ci sono astronomi e astrofisici che prescindono dal guardare il cielo, a cui manca il rapporto diretto con l’universo. Oggi si può puntare un telescopio collegato al pc e al motorino programmato sulle coordinate senza magari sapersi situare nella volta celeste. Il cielo ci offre ancora tanto da scoprire anche con la semplice osservazione paziente nel tempo, alla ricerca di cambiamenti e movimenti da rilevare e misure da confrontare. Soprattutto si dovrebbe restituire a tutti sul pianeta la possibilità di saper guardare il cielo: tutte le costellazioni ad esempio sono visibili a occhio nudo persino la più lontana, la galassia di Andromeda, distante due milioni di anni luce. Se vuoi fare un regalo a un bambino metti la sua culla vicino alla finestra che possa già vedere la luna…

Da queste considerazioni a quelle più etico-filosofiche il passo è breve. Inevitabilmente viene da chiedersi il senso di alcune ricerche di esplorazione dello spazio quando sulla Terra l’era di pace evocata proprio dai primi astronauti nella missiva ricevuta da Nicoletta ragazzina non si è mai concretizzata? Con quale sguardo possiamo ancora rivolgerci all’Universo -della cui materia partecipiamo- con la nostra capacità di distruggere la vita che si è sviluppata sul nostro pianeta? Quali forme di vita potrebbero essersi sviluppate o nascere ancora in altri sistemi stellari? Cerchiamo risorse da sfruttare o vita da conoscere nell’universo nel quale ci situiamo alla periferia estrema? Quale energia lega il tempo e lo spazio dall’origine alla fine dell’universo – se ci sarà e come sarà… – misurabili con numeri talmente grandi da farcene sfuggire il senso? Sorridiamo al pensiero di tanta letteratura e cinematografia di fantascienza nata per rispondere, in modo fantasioso certo, a queste domande. Quante lettrici e lettori avranno sorriso leggendo Dalla Terra alla Luna di Jules Vernes dalla sua uscita nel 1865 fino al 1969? Per non parlare dei tanti negazionisti e terrapiattisti per i quali la dimensione fantascientifica fa parte delle loro credenze e delle loro percezioni del reale…

-Di solito le persone non capiscono semplicemente molte questioni scientifiche o si disinteressano; la matematica fa paura ma, come l’astronomia, la si può rendere comprensibile e affascinante.

Nicoletta fa parte dell’Unione Astronomica Internazionale e collabora con la rivista Dada, dedicata alla luna:

L’irrazionalità è dilagante, d’altra parte la scienza è basata sulla libertà di pensiero che fa immaginare, creare teorie, certamente poi misurabili e condivisibili. Incontro raramente ricerche sull’esobiologia (vita extraterrestre ndr), sono frontiere aperte come aperte devono essere le questioni scientifiche. Quando incontriamo cose che non capiamo non possiamo negarne a priori l’esistenza né rispondere con professioni di fede. Certo che, se appare statisticamente possibile che ci siano altre forme di vita nell’universo, con i nostri attuali mezzi, non è nella prospettiva della nostra vita un contatto.

Da diversi anni mi interesso di astronomia antropologica che ci riconduce alla nostra storia e alla storia del progresso scientifico. Nei tempi antichi, almeno fino a Cartesio, astronomia e astrologia erano fortemente legate. Prima di agire nella sfera politica gli imperatori romani reclamavano presagi dalla lettura delle stelle. Nelle “Memorie di Adriano” il rapporto con il cielo è reso come relazione intima e mostra il pensiero antico sulla posizione dei fatti umani nell’ordine naturale del mondo. Basti pensare ai numerosi miti, ai nomi dei pianeti e delle costellazioni: siamo continuamente riportati alla storia dell’osservazione del cielo da parte degli uomini nelle diverse culture: ci sono collegamenti profondi tra dove nasciamo e cosa vediamo e interpretiamo del firmamento. Ci sono stati tempi e culture dove il rapporto con il cielo e la natura in genere era profondamente ancorato all’esistenza. Una sorta di empatia biologica e universale che spiegava la pervasività dei fatti celesti e naturali nella vita quotidiana dell’individuo e delle comunità.

A proposito di culture domando a Nicoletta, viaggiatrice dell’universo ma anche dei continenti per scrutare il cielo da diverse prospettive, cosa l’abbia marcata di questi viaggi:

L’esperienza più sconvolgente è stata nel sud del Brasile: vedere la luna crescente con la gobba a destra mentre da Roma la si vede a sinistra. Ero a un convegno mondiale nella casa dell’astronomia e si discuteva dell’uso alternativo del mappamondo. Anche il mondo scientifico rivela un approccio patriarcale e occidentale: il planisfero dal punto di vista dell’emisfero Nord, le quattro stagioni imposte, il senso orario delle lancette. Mentre discutevamo di democratizzare la rappresentazione astronomica, io scoprivo, nello stesso tempo, la bellezza dell’altra metà del cosmo. Al posto della Stella Polare, il riferimento, nell’emisfero Sud, è la croce del Sud. Ho ammirato le Nubi di Magellano, enormi e bellissime e la costellazione della grande nave di Argo: altre storie, altri miti. Ho apprezzato un cielo con una via Lattea più imponente in un cielo stellato più luminoso: un istante poetico di rara bellezza.

P.


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