Solstizio e Natale, è il sole bellezza!

Invictus. Perché sono tempi bui, gli stessi del solstizio. Ma il sole poi, alla lunga, vince.

/
Getting your Trinity Audio player ready...

Sono tempi bui. E la metafora con il solstizio d’inverno ci viene proprio bene. Dicevo alla mia amica di sempre: “Ovunque io mi giri, mi viene lo sconforto.” 

Guerre, violenze, soprusi, inquinamento, corruzione, malapolitica, aggressività, devastazione, maleducazione e ignoranza. Non so proprio da dove partire per elencare le cose che non vanno e come tutte sono legate tra loro. 

Come la Terra quando guarda il Sole il 21 dicembre. Quella luce spenta, quel calore lontano, la speranza vacilla, si affievolisce. 

Il giorno più corto e la notte più lunga. Il Sole visto da qui sembra combattere una guerra impossibile da vincere. Le forze in campo sono troppo forti, l’oscurità sopprime quella luce che per noi è vita. Noi però non possiamo vedere la forza di questo sole che combatte la sua battaglia. Non percepiamo il suo dimenarsi e resistere in una fiducia inesplicabile. Il Sole sa. Sa che quel suo resistere non è vano, quella battaglia contro un nemico così potente non è impossibile. Sa che la sua tenacia, la sua determinazione porterà risultati più avanti, nei giorni successivi, nei mesi a venire. La primavera tornerà e le ombre saranno sconfitte. 

E allora oggi, che non so dove portare le mie lacrime, mi inchino a questa fiducia. Voglio credere come il Sole che ci sarà Natale e poi primavera e che il mio combattere, goccia minuscola nell’oceano, serva a qualcosa, serva a chi verrà per le loro primavere. 

Il Sole è invictus e io voglio credere di essere “LACAPITANA DELLA MIA ANIMA“.

Adoro il Natale, come festa e come periodo dell’anno (ebbene sì, sono del “team inverno”). Pur non attribuendo alcun valore religioso a questa festa, l’ho sempre associata a un bellissimo momento di intimità e vicinanza. Chi non comprende questa mia (e di tanti altri) capacità di togliere il valore dei cristiani a questo periodo dovrebbe forse leggere dei libri di Margherita Hack che sosteneva

Non è necessario avere una religione per avere una morale, perché se non si riesce a distinguere il bene dal male quella che manca è la sensibilità, non la religione.

Di seguito una descrizione del concetto di “Natale” non cattolico.

(CREDITI – tratto da Wikipedia – vi invito a donare per sostenere l’enciclopedia di peer-to-peer)

Letteralmente natale significa “nascita”. La festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno cominciava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la “rinascita” del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).

Infatti nell’emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della declinazione, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il dì più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”. Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e luoghi così distanti tra loro.

Adoro  anche la parola “INVICTUS” e la poesia che la porta nel titolo. 

Scritta dal poeta inglese William Ernest Henley dal suo letto d’ospedale dove gli fu amputata una gamba per farlo sopravvivere ad una grave malattia ossea. 

Ho pensato che per fare gli auguri di Natale potevo dedicarla a tutte le lettrici e a tutti i lettori di InKantata. AUGURI!

Valentina Nardecchia

Cosa faccio in inKantata? Mi incanto e sogno. E faccio quello che serve: il tecnico, la scrittrice, la lettrice. Ho due colonne al mio fianco, Miriam ed Enza e con loro non ho paura di niente.

Sito web: valentinanardecchia.eu

Articolo precedente

“Roma è donna”, quando il mito si racconta al femminile

Next Story

Il Merletto è un viaggio tra arte, storia e tradizione