Miriam Corongiu

Sono napoletana, ma rubo sangue sardo per parte di padre. E da mio padre eredito quell’amore per la terra che mi ha reso contadina nella periferia partenopea. L’agroecologia non è stata la mia prima amante, né lo è stata la giustizia ambientale per la quale mi sono a lungo battuta. Abito in Terra dei Fuochi. Non è solo un dato geografico.

Di amanti, però, ne ho avute tante. È solo che “nessuna storia d’amore è profonda e duratura come quella della prima infanzia”.

Si intitolava “La corda dei sogni” un raccontino di tre pagine a quadretti della quinta elementare e anche se la mia storia personale ha spesso fatto i conti con la necessità, quella storia d’amore è ancora incandescente più del fuoco.

Ho creato perciò il mio blog (Georgika) e ho organizzato per qualche anno insieme allo scrittore Gianluca Di Matola (Premio Scerbanenco 2016, Premio Spoleto Calling 2021) il concorso letterario nazionale “L’Orto in Nero” per racconti noir a tema ambientale.

Ho pubblicato nel 2019 il mio primo libro “Cercate l’antica madre”, genere non-fiction, con il quale ho vinto il premio “Scripta et Ager”.

Ho scritto di agroecologia e femminismo rurale per alcuni giornali e riviste e ho recuperato, così, le radici di quella passione mai spenta: nel 2021 pubblico il saggio di apertura di “Trame, pratiche e saperi per un’ecologia politica situata”, Tamu Edizioni, in firma con la ricercatrice Ilenia Iengo.

Nel 2022 “Albanova”, scritto per accompagnare l’omonimo ciclo tessile e pittorico dell’artista Teresa Antignani, viene pubblicato su “Telescope” di Lara Facco, tra le più autorevoli riviste d’arte, oltre che sul prestigioso catalogo della mostra “Rosa Alchemico” (Miniartextil, 2022)

Non è mica tutto qui. Manca ancora la parte più avvincente.

A cinquant’anni decido di fare sul serio con i miei sogni. Studio scrittura creativa e con il mio primo racconto (“Spezzate”) arrivo terza al premio letterario Spoleto Calling 2023, presidente di giuria Massimo Carlotto.

Sulla rivista “Il primo amore”, fondata dai leggendari Antonio Moresco e Tiziano Scarpa, potete leggere un mio saggio “Stephen King e George Orwell: il filo rosso sangue della responsabilità civile”, segno che la politica dal basso che ho sempre praticato a difesa degli ultimi, si intreccia con una letteratura interessata al “mattatoio della storia”.

In questi giorni, mentre voi leggete “inKantata” magari accanto ad un buon caffè nero, scrivo un romanzo e altre storie, faccio la contadina, mi prendo cura della mia famiglia e, sopra ogni cosa, continuo a sognare forte.

Enza

Sono nata nelle Marche e lì ho trascorso i primi otto anni della mia vita. Fronte mare. E di quegli anni meravigliosi, mi porto dentro gli odori, le telline pescate all’alba, i binari caldi per il sole e l’erba secca, in estate, cullata dal vento. Sono nata nel paese di Maria Montessori e montessoriana era la scuola che frequentavo, per questo, molti mi dicono che non ho regole, ma in realtà è solo un modo semplice per dirmi che non sono una persona convenzionale.

Poi, i miei, mi hanno portata in Campania, in un paesino dell’entroterra che si chiama Siano e che io amo sopra ogni cosa, sebbene ci sia poco in questo posto nel quale mi rispecchi, se non la vallata che in primavera si riempie di fiori bianchi di ciliegio, il tondeggiare delle colline che la recintano e che mi accolgono ogni volta che sono di ritorno e il disordine provocato da un abusivismo edilizio figlio degli anni sessanta e che è, per tutti noi che ci viviamo, la normalità. Qui sono cresciuta, ho completato i miei studi umanistici per poi andare di nuovo via, per tredici lunghi anni che mi hanno vista vivere in Emilia Romagna e completare la mia formazione di insegnante nella scuola primaria.

Di Reggio Emilia avrei potuto amare tanto, ma lì non c’erano né il mare, né le colline, né i fiori di ciliegio e questo mi metteva tanta malinconia. Per una serie di vicissitudini e di situazioni che non sono dipese esclusivamente da me, sono tornata a casa e ora vivo stabilmente nella vallata circondata da colline e fiorita in primavera. La fotografia è stata mia compagna sempre, il primo corso l’ho seguito al Liceo con il mio prof di fisica e matematica. Tra me e la fotografia, per anni, c’è stato un rapporto instabile, fatto di andate e ritorni, perché dovevo dedicarmi a “cose serie”, non potevo distogliermi troppo. E di cose serie ne ho fatte tante, tranne quelle che la società si aspetta da una donna (ancora oggi sigh!), tipo sposarmi e avere tanti bambini (ma questa è un’altra storia!). Ho fatto tante cose, che a volte mi sembra di aver avuto tante vite. Sono stata missionaria laica e a vent’anni circa ho servito le sacre funzioni come chierichetta. Mi sono ammalata al punto da scommettere poco sulla mia sopravvivenza, ma poi ce l’ho fatta. Ho studiato (tanto) perché io amo stare china sui libri e imparare cose nuove. Ho frequentato gli “ambienti rivoltosi” dei movimenti ambientalisti, ma non ho mai imbrattato monumenti (solo perché non ci ho pensato eh!).

Ho fatto associazionismo, volontariato, girovagato di qua e di là senza meta e mentre facevo queste cose ho, più volte, ripreso e rimesso nel cassetto la macchina fotografica, fino a decidere, tre anni anni fa, che non l’avrei lasciata mai più.

Perché io, quando ho l’occhio nel mirino sono felice, perché amo raccontare storie e farlo con la macchina fotografica credo mi venga naturale, perché ogni cosa che è intorno a me mi fa meraviglia e sono sempre pronta a stupirmi per quanto è bello tutto ciò che mi circonda e di quanta è bella la gente che incontro, perché nonostante le brutture del nostro tempo, se guardi bene il bello lo trovi ovunque.  

Ad oggi posso dire di aver partecipato a diverse mostre e di aver avuto qualche menzione ad alcuni concorsi ai quali ho partecipato, ma la strada da percorrere nel mondo della fotografia è ancora lunga e, questa nuova avventura con inKantata è, a tutti gli effetti, parte di questa strada.

Valentina Nardecchia

Sono nata a Testaccio (Roma, Italia), nell’autunno del 1969. Orgogliosa del luogo di nascita (il centro storico della città più bella del mondo) e felice dell’anno perchè fu quello dell’allunaggio (forse?) e della nascita di ARPANET/INTERNET (destino?).

Buona carriera scolastica per ottenere il diploma di “Capotecnico Perito Industriale con Specializzazione INFORMATICA” nel lontanissimo 1988. Poco interesse per l’Università subito abbandonata per il lavoro. In IBM a 19 anni, fuori a 36 per seguire con determinazione due passioni: internet e i viaggi. Da allora dedicata ad entrambi, vivo la mia vita personale e professionale volendo fortemente dimostrare che si può essere “nomadi digitali”.

In parallelo alla carriera tecnica c’è la mia seconda passione: i libri. Che poi sono diventati una casa editrice, il ghostwriting, la consulenza di scrittura e di autopubblicazione, la costruzione di una agenzia editoriale. La scrittura è un gioco, una sfida, ma nulla raggiunge la bellezza della lettura.

Affianca la vita lavorativa, la mia famiglia formata da marito, figlia e un tot di gatti.
Vivo a Roma (Italia), Silkeborg (Danimarca) la mia seconda patria, con puntate ripetitive a Flensburg (Germania), dove abbiamo un pezzo di famiglia e di cuore. Poi a Malta, e a Cipro, prima di ritornare per un po’ in Italia.

Sono “hopelessly devoted” all’Open Source. L’open source come “mindset”, non solo come soluzioni informatiche, ma come concetto di vita.

Open source per me vuol dire collaborazione, condivisione, innovazione, eccellenza, assunzione di responsabilità, capacità di essere parte di un team, affidare ai tuoi colleghi la tua fiducia e sapere che meriterai la loro lealtà. Vuol dire rispettare le grandi aziende o compagnie che in ogni settore merceologico propongono i loro prodotti e servizi, ma diffidare e combattere i monopolisti con ogni mezzo. Nonostante tutto continuo ad essere una romantica, a credere in un mondo eticamente corretto, dove la prevaricazione non esiste, dove chi è più bravo non ha timore di condividere la conoscenza, dove i clienti scelgono chi fornisce loro il giusto servizio e dove i fornitori ottengono un equo guadagno. Dove nessuno si arricchisce sfruttando e facendo degli schiavi, quel mondo dove ognuno ottiene ciò che è giusto. Credo nell’economia reale, che porta un valore, non nella finanza “creativa” o meno che sia.

Non sono una ingenua, so che non è così ovunque, semplicemente scelgo di agire così e scelgo i miei amici, partner in affari, clienti e fornitori che la pensano così. E questa è la mia battaglia, la mia lotta quotidiana che declino con il mio lavoro e i miei rapporti personali.

Cosa altro potrei aggiungere per presentarmi? Sono malata di lettura, permalosa e ironica. Sono accomodante e flessibile. Cerco le mediazioni nei conflitti. Sono puntuale e precisa fino alla maniacalità. Onesta e sincera fino alla mancanza di tatto. Seguo un codice etico che, per me, vale più di ogni contratto. Se fossi ricca comprerei la biblioteca di Halmstad, un Bavaria 42 attrezzato per la navigazione oceanica e un faro in North Carolina.

Amo i climi invernali, odio il caldo ed il mare d’estate. Chi mi conosce non riesce a capacitarsi del come sia riuscita a sopravvivere a Malta. Il destino fa strani giri a volte.

Cosa faccio in inKantata? Mi incanto e sogno. E faccio quello che serve: il tecnico, la scrittrice, la lettrice. Ho due colonne al mio fianco, Miriam ed Enza e con loro non ho paura di niente.