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La scorsa settimana, presso il cinema Don Bosco, una caratteristica sala parrocchiale del mio quartiere, ho visto “Fuori”, l’intenso film di Mario Martone tratto dal libro di Goliarda Sapienza L’università di Rebibbia. È stata una visione che mi ha fatto riflettere, non solo sul carcere e sulla libertà, ma anche sul legame tra donne, sulla fragilità e sulla forza che si scoprono nella condivisione.
Il film, molto fedele al libro nella trama, parla dell’autrice, Goliarda Sapienza, scrittrice anticonformista e affascinante, che nel 1980 viene arrestata a Roma per aver rubato dei gioielli a un’amica. Viene reclusa a Rebibbia, dove incontra alcune donne, tra le quali Roberta e Barbara con cui stringe un legame speciale. Le tre sono donne molto diverse, ma unite da un’esperienza, quella del carcere, che le segna nel profondo. Quella che nasce tra loro non è solo un’amicizia, è qualcosa di più: una sorellanza autentica, capace di andare oltre la colpa e la punizione. Goliarda, nel confronto con le due, si riscopre umanamente.
Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Nastro d’Argento. Ma proprio su questo premio si è aperta una polemica che ha fatto discutere.
Matilda De Angelis ed Elodie hanno vinto ex aequo il Nastro d’Argento come migliori attrici non protagoniste. Un riconoscimento importante, certo, ma che non ha convinto Matilda che ha espresso pubblicamente il suo disappunto. Ha definito la condivisione del premio irrispettosa e insensata, sostenendo che riconoscere un’interpretazione dovrebbe significare valorizzarla nella sua unicità. Una posizione che ha diviso pubblico e critica. La presidente del SNGCI, Laura Delli Colli, ha spiegato come il premio fosse stato assegnato a entrambe perché le loro interpretazioni erano state candidate insieme e valutate di pari valore. (Detto tra noi Matilda de Angelis buca lo schermo e la sua interpretazione è stata davvero magnifica!)
Nonostante la polemica, Matilda ha comunque accettato il premio e ha condiviso una foto sorridente con Elodie sui social, a voler spegnere ogni tensione. Elodie ha scelto il silenzio, continuando a concentrarsi sulla sua carriera tra musica e cinema.Nonostante tutto, Matilda e Elodie continuano a sostenersi. Questo dimostra che tra donne si può anche dissentire, ma senza rinunciare alla solidarietà.
In fondo, è proprio questo il messaggio più forte di Fuori: che si può cadere, sbagliare, essere diverse, ma che nei legami tra donne c’è una forza capace di resistere a tutto. Anche alle polemiche di un premio.
Questa vicenda mi ha fatto molto pensare. Mi parla del bisogno, ancora fortissimo, di riconoscimento individuale in un sistema che spesso mette le donne l’una contro l’altra invece di valorizzarne la collaborazione.
Anche durante le nostre collaborazioni sul blog e nella stesura dei due volumi di “Donne con lo zaino” in molti hanno chiesto a me e Patrizia come potessero convivere in noi autrici la voglia di unicità e la sorellanza. La verità secondo me è che proprio nella coralità femminile risiede la potenza narrativa.
