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Tina, Mirto Crosia (Cosenza)

Adottare un albero significa molto più che ricevere frutti: è un gesto che mette radici nella terra, ma anche nel cuore.
Fino a qualche anno fa, la protagonista di questa storia viveva immersa nei ritmi frenetici della città. Nata in provincia di Napoli, lavorava nel cuore pulsante del capoluogo partenopeo: autobus affollati, agende fitte, riunioni su riunioni nei servizi sociali. Sempre di corsa, sempre in affanno. Poi la vita ha bussato. Con delicatezza, ma anche con forza. E l’ha portata altrove. In Calabria.
All’inizio, il cambiamento è stato una sfida: rallentare, ascoltare il silenzio, imparare il tempo lento della terra. Ma presto quel ritmo nuovo ha cominciato a battere anche dentro di lei. È nato un altro modo di vivere: più semplice, più profondo, più vero.
Oggi, ogni mattina percorre un’ora e mezza per raggiungere Crotone, dove continua a lavorare con lo stesso impegno nel sociale. Poi torna a casa, nella sua nuova vita. Dalla sua bambina. Dai suoi alberi. Gli alberi in affido.
Perché prendersi cura di un albero?
Perché è un atto simbolico, potente, che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
Perché è un modo concreto di sostenere la terra, la comunità, la speranza.
Perché dietro ogni frutto c’è una storia, un volto, una scelta d’amore.
La nostra protagonista si è formata per essere educatrice, laureandosi in Scienze dell’Educazione. Ha lavorato con donne vittime di violenza, con mamme in difficoltà, con famiglie fragili. Ha costruito ponti. Ha accolto, accompagnato, creduto nelle persone. Ma ogni estate, il richiamo della Calabria, delle vacanze a Mirto, con il papà, la madre e le sorelle, le ricordava che un’altra vita era possibile. Più lenta, più radicata, più in armonia con la natura.
Ed è lì, tra il mare e gli agrumeti, che ha conosciuto Gabriele. Un amore nato con la stessa semplicità di un seme che germoglia nella terra giusta. In piena pandemia, ha fatto una scelta coraggiosa: lasciare tutto e piantare nuove radici.
Insieme, hanno dato vita a un progetto speciale: “Un albero in affido”.
Gabriele ha ereditato un agrumeto dal nonno. Un luogo ricco di storia, profumi e promesse. Passeggiando tra quegli alberi, si sono fatti una domanda: “Cosa possiamo farne di tutta questa bellezza?”
La risposta è diventata un sogno condiviso: permettere a chiunque, ovunque, di adottare un albero. Ma non un’adozione qualunque: un affido. Basato sulla fiducia, sull’attesa, sulla connessione.
Con un semplice gesto, chiunque può prendersi cura, anche a distanza, di un albero di clementine, arance o limoni. Può seguirne la crescita, aspettare con gioia il momento della raccolta, ricevere i suoi frutti. Alcuni scelgono persino di regalarne uno: un dono che parla di cura, di futuro, di radici.

Il primo anno? Una quindicina di affidatari, quasi tutti amici e parenti. Ma l’amore è contagioso. E oggi, “Un albero in affido” conta sostenitori in tutta Italia. Persone che, con una cassetta di agrumi, si sentono più vicine alla Calabria. Più vicine alla terra.
Non lavoriamo all’ingrosso. Ogni cassetta viene raccolta a mano, confezionata con attenzione, spedita con cura. Perché ogni frutto porta con sé una promessa: quella di una relazione autentica tra chi coltiva e chi riceve.
“Un albero in affido” è molto più di un progetto agricolo. È un atto di resistenza. È un’idea che profuma di futuro.
In Calabria, inventarsi ogni giorno è un atto di coraggio. E Gabriele e Tina, con passione e creatività, lo fanno da sempre. Custodisce l’agrumeto del nonno come un’eredità viva, che cresce e si trasforma anche grazie a chi, da lontano, sceglie di farne parte.
Adottare un albero è un gesto semplice, ma potente.
È scegliere di fare la propria parte. Di mettersi in ascolto. Di coltivare, insieme, qualcosa che dura nel tempo.

Se vuoi anche tu far parte di questa storia, scegli il tuo albero. E lascialo crescere con te.
https://www.facebook.com/unalberoinaffido
https://www.instagram.com/un_albero_in_affido/
