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Ho sempre amato il pittore colombiano Fernando Botero, scomparsa nel 2023, apprezzando molto i personaggi dei suoi dipinti, mai convenzionali, dalle forme piene, rotonde .
In una bella mattinata che Roma ci ha regalato a novembre, sono andata con mia figlia a visitare la mostra “Botero, La Grande Mostra” a Palazzo Bonaparte. È un’imponente retrospettiva curata dalla figlia dell’artista, Lina Botero, e dalla critica Cristina Carrillo de Albornoz, con l’intento di offrire la più ampia raccolta di opere di Botero mai esposta a Roma.
La mostra, che sarà aperta fino al gennaio 2025, comprende un’ampia varietà di lavori: dipinti, sculture, acquerelli e inediti. Botero è noto per l’uso di forme esagerate e rotondità,
–Un artista è attratto da certi tipi di forme senza saperne il motivo. Prima adotto una posizione per istinto, e solo in un secondo tempo cerco di razionalizzarla o anche di giustificarla-.
Così ha risposto il grande artista colombiano, a chi gli domandava il perché delle forme opulente dei suoi dipinti. Egli offre una visione personale e ironica dell’abbondanza, della prosperità e dell’umanità. Nell’esposizione si possono ammirare le sue interpretazioni di capolavori della storia dell’arte, quali le “Meninas” di Velázquez e la “Fornarina” di Raffaello, insieme a motivi della cultura sudamericana, come il circo e la tauromachia.

I temi sacri sono centrali nei suoi lavori, con frequenti rappresentazioni di cattedrali, campanili e immagini della Madonna con il Bambino. Botero affronta anche questioni sociali, come la violenza in Colombia, rievocando i ricordi d’infanzia attraverso figure grandi e sproporzionate, quasi a restituire la prospettiva di quando era bambino.
Un’intera sala è dedicata agli acquerelli su tela, che evidenziano un lato intimo della sua arte negli ultimi anni di attività.
Mia figlia ed io ci siamo immerse nell’universo colorato e distintivo dell’artista.
I lavori di Botero trattano temi universali e questioni sociali, come la violenza in Colombia, rievocando i ricordi d’infanzia attraverso figure grandi e sproporzionate, quasi a restituire la prospettiva di quando era bambino.
Inoltre nelle opere del ciclo Abu Ghraib raffigura i prigionieri, nudi, bendati, incappucciati, e umiliati con immagini terribili che mostrano i crimini commessi. Il suo intento è quello, così come fece Picasso con Guernica, di non dimenticare quanto accaduto in Iraq.
I soggetti esagerati e voluminosi di Fernando Botero non tendono certo ad enfatizzare l’obesità, ma esplorano la bellezza delle proporzioni e della forma, in un linguaggio artistico che simboleggia abbondanza, ricchezza e vitalità. La scelta di ampliare le proporzioni deriva dalla sua ammirazione per l’arte rinascimentale, conosciuta da giovane, in cui si utilizzavano forme piene per comunicare armonia e perfezione. Questo stile così unico gli permette di creare un mondo tutto suo, anticonvenzionale, in cui le dimensioni amplificate delle figure contribuiscono a una visione gioiosa e ironica della vita.
Il “volume” di Botero è una caratteristica visiva che va oltre la semplice rappresentazione della realtà. Le sue figure opulente attirano l’attenzione, creando un senso di monumentalità al di fuori del tempo. Le sue figure, dilatate e surreali, appaiono distanti, con sguardi vuoti, sospesi nel tempo.
Fernando Botero, nato nel 1932 a Medellín, Colombia, ha mostrato sin da giovane un grande interesse per l’arte. Ispirato dall’architettura barocca e dalle illustrazioni della Divina Commedia riprodusse diverse copie dei loro capolavori.
Tornato in Colombia, ricevette critiche per il suo stile unico, che contrastava con le tendenze d’avanguardia francesi. Trasferitosi in Messico, sviluppò la sua caratteristica rappresentazione di figure dilatate. Negli anni ’60 iniziò a riscuotere successo a livello internazionale: il MoMA di New York acquistò una sua opera e le sue mostre in Europa e Stati Uniti ricevettero grande attenzione.
Stabilitosi a Parigi negli anni ’70, si dedicò anche alla scultura e aprì uno studio in Italia, a Pietrasanta, dove lavorò su affreschi e altre opere. Nel corso della sua vita espose le sue famose sculture in spazi pubblici internazionali, come sugli Champs-Élysées di Parigi.
Nonostante vari lutti, come la perdita del figlio Pedro, Botero continuò la sua produzione artistica fino agli ultimi anni. L’artista, pur rimanendo sempre coerente con il suo stile unico ed originale, non si stancò mai di sperimentare, fino ai suoi ultimi giorni.
Nel 2023, morì a Monaco a 91 anni. Fu poi sepolto a Pietrasanta, accanto alla terza moglie Sophia Vari, con cui era stato spostato per ben 47 anni.




