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“Tempo, sei maestro” di Segen

I versi di "Non ti allarmare fratello mio" e "Tempo, sei maestro" sono stati inseriti nelle antologie poetiche per le scuole e la Treccani ha nominato Tesfalidet tra i grandi poeti del Mediterraneo, insieme ad Omero e Kavafis.

In un’epoca dove il fenomeno dell’immigrazione è emergenza quotidiana e dove morire è più normale che vivere, il mare diventa testimone di speranza o di disperazione e racconta storie, restituendo, a volte, il senso profondo di vite che scelgono, oltre ogni razionalità di attraversarlo a rischio di perdere la propria.

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Tesfalidet Tesform, fuggito dal suo villaggio in Eritrea distrutto dalla guerra, riesce a raggiungere prima la Libia e, dopo una prigionia durante la quale subisce violenze e soprusi, il 12 marzo del 2018, la Sicilia. Sbarca a Pozzallo, malnutrito e devastato nel corpo e nello spirito, pesa solo 30 chili e nonostante il ricovero in ospedale, non sopravvive alla notte, spegnendosi nel giro di poche ore. Aveva 22 anni e, di quel carico di 92 migranti, era stato il primo a sbarcare. I suoi compagni di viaggio lo avevano soprannominato Segen, che nella lingua tigrina significa struzzo, come quelli che vivono e corrono nelle praterie della regione di Mai Mine da cui proveniva. Non si reggeva in piedi, aveva un polmone perforato, una tubercolosi in stato avanzato e gli occhi pieni di terrore.

Portava però un tesoro in tasca: poesie. Ben piegati e bagnati, dei fogli scritti a mano avevano viaggiato con lui, attraversando quel mare di morte e diventando testimonianza di speranza. Quei foglietti conservati con cura a noi lasciano un’inestimabile eredità e un monito che parla della nostra sconfitta e che difficilmente leggeremo nei libri di storia.

migranti-vicxmendoza-pixabayLe sue poesie raccontano di migrazione e di speranza, ci presentano un’umanità che oggi è difficile ritrovare, soprattutto per chi vive il fenomeno dell’immigrazione dalla parte opposta di chi accoglie o così dovrebbe fare. 

Un migrante che ci racconta la storia di interi popoli e, nero su bianco, la lascia a chiunque voglia coglierne il senso profondo. 

A marzo di quest’anno, i versi di “Non ti allarmare fratello mio” e “Tempo, sei maestro” sono stati inseriti nelle antologie poetiche per le scuole e la Treccani ha nominato Tesfalidet tra i grandi poeti del Mediterraneo, insieme ad Omero e Kavafis

Un riconoscimento dovuto per questo ragazzo oggi sepolto nel cimitero di modica, lontano dalla sua Terra, alla fine di un viaggio senza ritorno.

Non ti allarmare fratello mio

Tesfalidet Tesform - detto Segen

 

Non ti allarmare fratello mio, dimmi, non sono forse tuo fratello?
Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli, se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare non riesco a fare neanche chiamate perse, chiedo aiuto, la vita con i suoi problemi provvisori mi pesa troppo.
Ti prego fratello, prova a comprendermi, chiedo a te perché sei mio fratello, ti prego aiutami, perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?
Nessuno mi aiuta, e neanche mi consola, si può essere provati dalla difficoltà, ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,
il tempo vola con i suoi rimpianti, io non ti odio,
ma è sempre meglio avere un fratello.
No, non dirmi che hai scelto la solitudine, se esisti e perché ci sei con le tue false promesse,
mentre io ti cerco sempre, saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?
Ora non ho nulla, perché in questa vita nulla ho trovato, se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa, io e te fratello ne usciremo vittoriosi affidandoci a Dio.

Tempo sei maestro

Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
annette-pixabay-orologio-sabbiaSei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.
Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irraggiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao Vittoria agli oppressi

Enza Sola

Fotografa.
Ho fatto associazionismo, volontariato, girovagato di qua e di là senza meta e mentre facevo queste cose ho, più volte, ripreso e rimesso nel cassetto la macchina fotografica, fino a decidere, tre anni anni fa, che non l’avrei lasciata mai più. Ad oggi posso dire di aver partecipato a diverse mostre e di aver avuto qualche menzione ad alcuni concorsi ai quali ho partecipato, ma la strada da percorrere nel mondo della fotografia è ancora lunga e, questa nuova avventura con inKantata è, a tutti gli effetti, parte di questa strada.

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