Barbara McClintock e le possibilità

Barbara McClintock e le sue possibilità.

In Italia sono 1 milione 404 mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione; questi dati riguardano solo il periodo tra il 2016 ed il 2019.

Le molestie sul luogo di lavoro, sono una malattia che affligge da sempre la nostra società, ormai radicata in tutta la piramide sociale.

In un giorno del 1951 qualche battuta dei colleghi fa sentire il disagio, di venire sottovalutata in quanto donna, a Barbara McClintock (Premio Nobel per la medicina e fisiologia del 1983).

Barbara ha la fortuna di crescere in una famiglia che le insegna innanzitutto a seguire le proprie inclinazioni, infatti sin da giovane nutre un piacere e propensione per lo studio. «Non è importante quello che devi essere, ma ciò che sei» è una frase che le viene ripetuta spesso dai genitori. Sua madre però non vuole che frequenti l’università, teme infatti che un eccesso di istruzione sia di ostacolo al matrimonio e solo grazie al padre, appena rientrato dall’Europa, riesce ad iscriversi alla facoltà di agraria dell’università Cornell.

All’università inizia a far uscire tutto la sua verve anticonformista: indossa pantaloni, porta i capelli corti, suona il banjo in un gruppo. Possiamo dire che sia diventata un maschiaccio, “cioè una bambina vivacissima, che preferisce spesso la compagnia dei maschi o i giochi generalmente considerati maschili; più spesso, anche ragazza che, pur sviluppata come donna, mostra atteggiamenti e comportamenti paragonabili a quelle di un ragazzo” ( def. Treccani). Queste parole dovrebbero farci ancor più pensare al loro peso e a quel che valgono.

Barbara si laurea a pieni voti nel 1923 e subito si stabilisce e inizia a lavorare. Si scopre essere molto abile in laboratorio, e subito in grado di lavorare in piena autonomia.

Nel 1931, assieme alla sua dottoranda Harriet Creighton, fornisce la prova definitiva che i geni si trovano realmente sui cromosomi dimostrando che la ricombinazione genica (il crossing over) avviene tramite uno scambio fisico di parti di cromosomi omologhi.

Alternando giorni di ricerca a partite di tennis Barbara entra «in sintonia con l’organismo» (così definita da Evelyn Fox Keller, l’esponente di maggior spicco nell’ambito dell’epistemologia femminista) risulta un’osservatrice attenta e partecipe, dotata di una particolare capacità analitico-introspettiva, oltre a pazienza, metodo e determinazione.

Contemporaneamente continua a coltivare e ad analizzare le sue piante di mais a Cornell, scoprendo i cosiddetti “cromosomi ad anello” e il punto dell’organizzazione del nucleo nella cellula.

Dopo un posto da professoressa incaricata presso l’Università del Missouri, ottiene un impiego nel laboratorio di Cold Spring Harbour, nello stato di New York, dove può dedicarsi indisturbata alla sua ricerca. Le viene riconosciuto il suo genio e quindi poi eletta membro della National Academy of Sciences e nel 1945 diventa la prima donna presidente della Società Americana di genetica.

A Cold Spring Harbour riesce, insieme alla collaboratrice Evelyn Witkin, a spiegare il fenomeno dei cosiddetti “jumping genes”, i “geni che saltano”. Barbara McClintock scopre, dopo sei anni di studi sulla colorazione delle foglie delle piante di mais, che è possibile “attivare o disattivare” i geni che ne sono responsabili, provando così l’esistenza di geni con funzione di controllo sull’attività di altri geni, in grado di cambiare proprietà “saltando” all’interno di un cromosoma o tra cromosomi diversi.

Tornando a quel giorno del 1951, in occasione di un Simposio, dove illustra le sue scoperte viene travolta dall’incomprensione, poiché mettevano in discussione le teorie della genetica classica secondo cui i geni erano le unità immutabili dell’ereditarietà. Barbara McClintock affermava, al contrario, che il codice genetico di un organismo non è una matrice statica leggibile come un libro, bensì un elemento flessibile e dinamico stimolato dall’ambiente circostante. Inoltre questo dato non solo smentisce le semplici regole di Mendel, ma risponde a una domanda che lui non si era posto, relativa a tutte le forme di vita: come mai pur avendo geni identici, le cellule formano tessuti e organi con forme e funzioni così diverse? Per Barbara, la spiegazione è un’altra: i geni saltellanti influenzano decisamente lo sviluppo, oltre a rappresentare un importante motore all’evoluzione di diversità all’interno di una specie.

L’importanza delle sue scoperte le sono state riconosciute solo nel 1983, con la conseguente assegnazione del premio Nobel per la medicina e fisiologia.

Possiamo dire che Barbara sia stata fortunata: una famiglia che l’ha fatta studiare ed anche messa bene economicamente, infatti mi viene da rivolgere un pensiero a tutte le bambine, ragazze e donne che non sono capitate nelle “giuste famiglie”. McClintock è stata fortunata, la sua innata intelligenza, propensione allo studio e curiosità le hanno dato una spalla su cui piangere nei momenti di difficoltà.

Barbara McClintock è stata fortunata. Ma tante altre ragazze no.

 

 

PS: ieri abbiamo festeggiato l’autrice di questo articolo – Ginevra ha superato brillantemente il suo esame di terza media e a Settembre comincerà il suo percorso al Liceo Augusto. Figlia nostra, ti amiamo.  

Ginevra Ferri

Studentessa, in procinto di frequentare il Classico.
Appassionata di atletica. Cresciuta tra i libri, ironica e graffiante.

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