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Lorenza è una giovane donna dinamica e solare, la cui curiosità l’ha portata a viaggiare da sempre per trasferirsi, recentemente, a vivere e lavorare in un altro continente. L’ho conosciuta in Marocco dove fa l’insegnante continuando il suo altro lavoro di dietista a distanza, anzi di nutrizionista come ci tiene a precisare, dato che la corretta alimentazione è quanto tutti, ma proprio tutti, dovrebbero conoscere. Sparge generosamente consigli personalizzati a colleghe e amici che lo richiedono ma che spesso poi faticano a privarsi della gastronomia marocchina anche quando il fegato ne risente e i chili diventano troppi.
Lorenza è spontanea e sincera. Sotto l’apparenza cool e easy però, come nell’abbigliamento ‘a cipolla’ che si usa in queste latitudini dove si passa dal sole splendente al fresco e umido serale o mattutino, cela i suoi lati più complessi e profondi che svela ad una conoscenza più approfondita. Li sfoglia ad uno ad uno come le maglie e maglioni che sfila al variare delle temperature, rivelandoli nelle relazioni che instaura facilmente grazie alla sua empatia. Mescolando leggerezza e sensibilità, cultura e umorismo, racconta di sé, all’inizio con un po’ di timidezza, subito vinta quando inizia a parlare del suo amore per la montagna e per lo sport:
Fin da bambina andavo in montagna con la mamma: ho preso lezioni di sci già a tre anni. Dall’Abruzzo viaggiavamo con il camper fino a Ortisei, in inverno con gli sci e in estate con gli scarponi da marcia. Da adolescente ho un po’ lasciato l’escursionismo così come il tennis che poi ho riscoperto successivamente. Ho sempre praticato lo sport, dal nuoto al tennis ma salire in vetta mi fa sentire davvero realizzata. Anche quando ho solo un giorno libero, passarlo in mezzo alla natura mi rende felice. Mi piace svegliarmi presto, camminare fino in cima da dove mi godo il panorama, questa per me è la giornata perfetta. Mi sembra di essermi guadagnata così la felicità; in montagna si fatica e questo non è alla portata di tutti: lassù mi sento speciale e in armonia con l’ambiente.
Lorenza è una donna dinamica, attiva, attratta da tutto ciò che c’è da scoprire e conoscere. Si interessa a molte cose diverse affermando che questa sorta di irrequietezza fisica e intellettuale le viene dalla parte femminile della famiglia:
Mia madre è una donna viaggiatrice che mi ha trasmesso l’amore per il movimento e la curiosità per l’Altrove mentre mio padre, da cui si è separata quando ero piccola, è piuttosto stanziale come tutta la sua famiglia. In effetti tutte le donne della famiglia di mamma sono forti e, in un certo senso, rivoluzionarie. La trisnonna Ersilia, nata in Sardegna a fine 1800, montò sul cavallo e scappò da suo marito. La mamma mi ha raccontato la sua storia un giorno che stavo piangendo disperata a causa di un amore giovanile. La bisonna poi incontrò un russo, Michele Dimitri, durante la seconda guerra mondiale da cui ebbe una figlia, mia nonna Nicoletta, mezza sarda e mezza russa. Dimitri lasciò la bisnonna sola con la bambina che era nata a Milano il 12 marzo del 38. Con una figlia illeggittima , madre sola, la bisnonna era vista come ‘una donna perduta’ con una bambina ‘bastarda’: per quei tempi era davvero troppo…
A diciassette anni Nicoletta resta incinta di mia madre ma, nonostante i pregiudizi, continua a frequentare l’Università e diventa insegnante di italiano e latino. Si sposa con nonno Ivo, allora studente di medicina. Raggiunta la stabilità economica (lui medico e lei professoressa), pur essendo innamoratissimi, si separano: la loro diversità di carattere prevale. Come tutte le donne della mia famiglia, Nicoletta è sempre stata dinamica, curiosa, vulcanica (anche ora a 87 anni!), un vero terremoto. Anche se il nonno amava viaggiare, aveva il camper ed era appassionato di montagna, non andava d’accordo con la nonna, così Nicoletta l’ha lasciato ed è partita prima per l’Argentina poi per l’Etiopia. Lì si è poi sposata con Tom, un etiope, e insieme hanno adottato Mathias con cui sono cresciuta e al quale sono molto legata.
La mamma di Lorenza, Barbara, pur soffrendo della partenza della madre Nicoletta, ne ha ereditato comunque il dinamismo e l’amore per i viaggi. Anche lei ha preso la decisione di lasciare il marito e vivere la sua vita indipendente:
Come tutte le donne della famiglia, anche mia madre anelava alla libertà, così ha preso la decisione di partire, cambiare città con due bambini piccoli. Io avevo nove anni e mio fratello sei e protestavamo perché non avevamo voglia di cambiare scuola, città, amici. Mia madre non voleva tornare dalla famiglia d’origine a Perugia così ci siamo trasferiti da Teramo a Giulianova dove avevamo la casa delle vacanze: una nuova vita per noi tre. Già, vivevamo solo in tre in realtà perché mio padre non c’era mai a casa: dopo il lavoro faceva la sua vita e condivideva molto poco con noi.
Barbara trasmette a Lorenza la passione per il viaggiare in modo essenziale: si munisce di un camper e con questo mezzo gira coraggiosamente con i due figli in lungo e largo per l’Europa durante le vacanze estive: Francia, Inghilterra, Grecia:
Eravamo sempre a contatto con la natura: mia madre prediligeva il campeggio libero e così fermava il camper in luoghi ameni e a volte isolati. Una volta, quando ancora non avevamo il camper, siamo partite con la tenda sul tetto della Punto. Un’altra volta, a Parigi, mamma volle fermarsi al Bois de Boulogne perché le sembrava un posto tranquillo nel verde, ma la sera ci trovammo a discutere con un tizio che gestiva le prostitute del posto e non voleva intrusi. A me piaceva l’avventura e amavo questi viaggi, tanto che ancora oggi mi sembra normale adattarmi e spostarmi dovunque senza problemi.

Il primo viaggio da sola Lorenza l’ha fatto a tredici anni quando è stata mandata un mese a Londra in una famiglia d’accoglienza. Da quel momento non si è fermata mai, anzi ha poi diversificato ed incrementato le avventure a seconda dei periodi della sua vita. Ci sono sempre stati i viaggi con le amiche, il primo, a Berlino con cinque amiche e il camper, poi in Grecia, in Portogallo e, recentemente, in Uzbekistan:
Sono poi tornata nel 2008 a Londra da sola: ero al primo anno di università e ho passato lì due mesi fronteggiando le difficoltà di imparare la lingua e di essere da sola ma anche apprezzando il vantaggio di avere più tempo per stare con me stessa e di conoscere nuove persone. Viaggiare da soli ha i suoi lati positivi ma preferisco condividere questi momenti importanti con persone allineate alla mia visione del muoversi per conoscere, scoprire: amo molto organizzare i viaggi con le mie amiche.

Lorenza arriva a sfogliare uno strato profondo della sua ‘cipolla’ esistenziale e racconta di un periodo difficile della sua vita quando un uomo più grande di lei aveva esercitato il suo potere di condizionarla. Racconta così della relazione sentimentale tossica durata cinque anni nei quali si è sentita manipolata:
Negli anni della gioventù, tra i ventitré e i ventotto, invece di partire in Erasmus, ho rinunciato alla possibilità della lunga esperienza all’estero che desideravo per i viaggi organizzati in resort e posti di lusso che lui amava. Il peggio è che mi aveva cambiata a forza di violenze psicologiche e fisiche. Alla fine è stato lui a spaventarsi del suo impulso violento che sentiva scatenarsi con me e mi ha lasciata. Io ci ho messo due anni per tornare ad essere quella ragazza allegra che ero e riacquistare fiducia in me stessa, ma sento di aver perso tanto del mio tempo: è come se mi fossi fermata, sospesa per un tempo lungo.
Dopo questa rottura, Lorenza si è sentita come quando ci si sveglia da un brutto sogno; si chiedeva cosa avesse fatto in quegli anni, era in ritardo con l’Università. Dopo un periodo di depressione, decide di riprendere in mano la sua vita e si butta nello studio. Dopo la laurea in Biologia, si specializza in scienze dell’alimentazione per diventare nutrizionista. L’imprinting familiare (madre biologa di formazione, nonno pediatra, papà veterinario) ha determinato in lei la passione per la cura degli altri, del corpo e l’amore per la natura e gli animali:
Ho vissuto tra il mare e la montagna e ho capito che dovunque mi trasferisca, devo vivere dove posso accedere a luoghi e ambienti naturali. Da quando vivo a Casablanca, mi manca moltissimo il mio cane Milo che per me è un membro della famiglia a tutti gli effetti da diciassette anni. Ha viaggiato insieme a noi in camper: ho le foto con lui a Notre Dame de Paris, sugli Champs Elysées, in Piemonte, dovunque. Mi manca molto, ma ora che è anziano so che sta meglio a casa con mia madre ben accudito.
Torniamo a parlare della sua curiosità e bisogno di cambiamento. Chiedo a Lorenza dove si vede in futuro:
Qualsiasi cosa farò non potrò essere statica perché mi annoio senza stimoli adeguati o a seguire sempre la stessa routine. Non faccio un solo lavoro perché ho bisogno di agire su più fronti. Sono comunque in una fase di domande e poche risposte. Ho trentaquattro anni, un’età in cui molte donne sentono il cosiddetto ‘orologio biologico’ battere il tempo. So che potrei fermarmi e cercare di trovare un compagno e fondare una famiglia. A volte guardo la strada che hanno intrapreso molte delle mie amiche: in diverse hanno scelto di consacrarsi alla famiglia ma non per questo sono felici. Come diceva Michela Murgia, finché le donne continueranno ad amputare la loro libertà per occuparsi dei figli, saremo limitate. Sono scelte che possono pesare ed io non sono disposta a rinunciare alla mia libertà. Certamente questa è una fase critica della vita: a volte mi chiedo se ho voglia di diventare stanziale o se preferisco continuare a cambiare, ma poi mi dico che non sono pronta a compromettere la mia indipendenza…Quindi in futuro posso vagliare varie possibilità: scegliere il comfort e tornare ad abitare con il mio ragazzo – che è molto sedentario – nella provincia italiana oppure cambiare città o infine restare all’estero…
L’importante per Lorenza è non fissarsi in binari di vita sempre uguali; afferma di essere pronta a nuove svolte e a continuare a sentirsi una ‘donna con lo zaino’ come quello che prepara per andare in montagna portando solo il necessario alleggerendolo del superfluo:
Quando parto per un trekking sono molto organizzata: a volte la sopravvivenza si gioca su quello che hai previsto possa accadere. Porto sempre una torcia, cerotti, crema per le vesciche, copri-zaino impermeabile, maglia termica e mutande di ricambio. Ma la cosa più importante è lo spirito di avventura e la voglia di conoscere nuove persone e luoghi diversi ma anche scoprire me stessa comprese le mie fragilità. Se prima ero più incosciente ora, con questa esperienza di vita da espatriata, mi sono resa conto che a volte bisogna riconoscere i propri limiti e l’importanza dell’aiuto degli altri.
P.
