Il racconto dell’ancella

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Si chiamava June, era una giovane donna che aveva il suo lavoro, usava la sua carta di credito, andava dove voleva, amava e faceva l’amore,  si recava al cinema da sola o con le amiche, leggeva libri e ascoltava canzoni. 

Sembra la descrizione di una donna come tante, una vita normale dove d’un tratto tutto precipita…

Photo by Anna Tarazevich on Pexels.com

 Da quando il lockdown e la paura di essere contagiata o di contagiare i miei cari mi fa passare lunghe ore in casa, le serie televisive mi fanno compagnia. Di solito preferisco serie di azione o crime ma per caso mi sono imbattuta in una serie distopica, ambientata in un futuro prossimo: “Il racconto dell’ancella”.

 June, la protagonista della serie, tratta da un libro di Margaret Atwood, in poco tempo perde tutti i suoi diritti, anche quello del suo nome. Diventa  Difred (ancella di proprietà di-Fred), una delle donne in età fertile che nello stato totalitario di Gilead non hanno diritti. Le giovani donne vengono spogliate della loro identità, vestite di rosso, hanno un simbolo al petto ed un copricapo che le rende tutte uguali, anonime, intercambiabili.  Le ancelle, così chiamate, hanno solo il dovere di procreare, l’umanità si sta estinguendo ed ha bisogno di schiave che diano figli alla società.

Difred ha solo un dovere da compiere a Galaad, la repubblica appena fondata: sfornare figli da consegnare all’élite al potere poiché le ancelle sono le uniche donne ancora in grado di contrastare l’estinzione del genere umano. 

Il racconto dell’ancella mi ha tenuto incollata allo schermo per tutta la durata della prima serie (le altre, ahimé, non sono visibili in Italia).

Ciò che  mi ha spaventato nella narrazione è stato il repentino sovvertimento che ha  portato al regime tenebroso di Galaad precipitando una moderna democrazia  in un buio Medioevo, dove alle donne è solo permesso di espletare loro destino biologico, senza poter neanche leggere. 

Impossibile non pensare ai nostri tempi, agli stati totalitari dove le donne vengono mortificate da burqa e chiuse in casa senza la possibilità di interagire col mondo, ma anche agli stati più democratici dove  si continuano a negare diritti e permane la violenza di genere. Confesso di non aver mai visto prima serie distopiche ma il racconto dell’ancella mi ha fatto pensare e penare. Ho tremato nelle scene degli stupri mascherati da rapporti voluti da Dio dove si recitano brani delle Bibbia mentre si obbligano donne a rapporti odiosi, ho gioito nelle timorose manifestazioni di solidarietà tra ancelle e nel timido dissenso di alcune.

Mai abbassare la guardia, donne, il buio è sempre in agguato, non lasciamoci sorprendere dalla notte senza armi! 

R.

Raffaella Gambardella

Raffaella, appassionata narratrice, è una blogger che ha saputo rasformare le sue più grandi passioni – il cinema, i viaggi e la lettura – in una piattaforma vibrante e ispiratrice. Sin da piccola, è stata affascinata dalle storie: quelle raccontate sul grande schermo, lette nelle pagine di un libro o incontrate lungo il cammino nei suoi viaggi. Continua a intrecciare parole di donne in un cammino che non smette mai di arricchirla.

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